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Indigesto è
il progetto editoriale di Occupy the kitchen!   
Qui si presentano 
le tematiche più spinose del cibo,
il lato oscuro del food,
le hot issues più crude dei sistemi alimentari, oggi.



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indigesto /indi’dʒɛsto/

agg. [dal lat. indigestus, der. di digestus, part. pass. di digerere “distribuire; digerire”, col pref. in-].

1. (lett.) [di insieme di cose, che è in stato di disordine: una mole i.] ≈ confuso, disordinato. caotico. // ordinato.
2. a. [di cibo, che non si può digerire: la carne mi rimane i.] ≈ indigeribile, pesante // digeribile, leggero. b. (fig.) [di cosa e di persona, che non si può sopportare: un film, un uomo i.] ≈ indigeribile, insopportabile, noioso, pesante, tedioso, (non com.) uggioso // carino, gradevole, piacevole, simpatico.


Indigesto is  the editorial project of Occupy the kitchen!
Here we present
the thorniest issues of food, 
the dark side of food, 
the starkest food systems’ hot issues,
nowadays.


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indigesto /indi’dʒɛsto/ [= undigested]

agg. [from Lat. indigestus, der. of digestus, part. pass. to digerere “to distribute; to digest”, with the pref. in-].

1. (lit.) [of a set of things, which is in a state of disorder an amount undigested] ≈ confused, messy, chaotic. // tidy.

2. a. [of food, which cannot be digested: the meat remains u.] ≈ indigestible, heavy // digestible, light. b. (fig.) [of thing and person, which one cannot bear: a film, a man u.] ≈ indigestible, unbearable, boring, heavy, tedious, (not com.) dull // cute, pleasant, pleasant, nice.



È tutto un magna magna


FOOD (&) POLITICS


@croquembouche


Come possono delle istanze socio-politiche tradursi in pietanze?

Prendiamo un quartetto di ingredienti: attivismo, mobilitazione, arte ed economia.

Nelle combinazioni e correlazioni, etiche e pratiche, tra questi elementi, si trovano due interessantissime ricette: Collettiva* – quiche politica e sociale – e Zona Franca, gazpacho di arte e attivismo, con pomodori di pece alla Food Politics.

Esplicitare ed evidenziare le criticità, le “hot issues” dell’oggi, le pozzanghere delle politiche pubbliche in tema di società, governance, territorio, è la materia grigia e informe su cui entrambe queste anime lavorano. Lo fanno dando voce alle marginalità, alle tematiche più scomode e spinose in materia di res publica. Urgenti e non trascurabili.


Dall’incontro tra questi due canovacci non poteva che nascerne un frutto, delizioso e pungente. Il menù di “È tutto un magna magna” è stato proprio ciò: l’esito della fertile collaborazione tra Zona Franca e Collettiva*.

Ed è così che da aprile a ottobre 2021, durante tutto il periodo delle elezioni amministrative, Zona Franca ha realizzato una serie di proposte culinarie che portavano in sé (e facevano incorporare) il manifesto di necessaria mobilitazione circa le disuguaglianze in tema di politiche sociali, culturali e ambientali che Collettiva* ha sostanziato in un programma politico concreto, a Varese, presentandosi con la lista del PD, per trasformare la città in un’urbe inclusiva.

Un cibo sospeso dunque? Nossignori, ogni cliente di Zona Franca, senza possibilità di scelta,  ha contribuito a dare voce e sostenere dei concittadini “invisibili”.

Come? Con una quota, la quota.


How can socio-political needs and requests be translated into food?

Let’s consider four ingredients: activism, mobilization, art and economics. Through ethical and practical combinations and correlations between these elements two very interesting recipes were born: Collettiva* - a political and social quiche – and Zona Franca, a gazpacho of art and activism, with Food Politics tomato tar.

These two projects are build up around some contemporary social and political key issues and their criticalities, with a focus on debated questions such as public policies, society, governance and territory, giving voices to marginal groups and urgent public affairs critical topics.

Through the encounters between these projects, a new, sweet and sour fruit came to light. “È tutto un magna magna” is a cooking menu born from the collaboration between Zona Franca and Collettiva.

From April to October 2021 – during the local administrative election days – Zona Franca produced a series of cooking recipes that brought along the manifesto of urgent mobilization against social inequalities and cultural, political and environmental criticalities brought forward by Collettiva*. In particular, the latter project developed a concrete political agenda in Varese, running along the PD political party, in order to transform the city into an inclusive space.

Each Zona Franca’s client contributed to give voice and sustain some invisible citizens.

How? With a fee, the fee (la quota).




LA QUOTA


@aspicdipolloallaviennese


Una porzione di lasagne con gli asparagi da Zona Franca costa 6 euro. Di questi 6 euro, 2 servono ad acquistare le materie prime, 4 a pagare personale, utenze e spazio. Finita qui. Nel menu speciale presentato durante la campagna elettorale per “Collettiva” il prezzo delle lasagne era stato maggiorato di un euro. L’euro in più veniva versato a “Il viandante”, associazione che si occupa di dare assistenza ai senzatetto. I clienti non potevano scegliere se partecipare o meno all’iniziativa solidale. Erano costretti a pagare la quota prevista per l’inclusione degli ultimi.
Alcuni se ne sono lamentati: chiedevano, giustamente, di poter scegliere. Scegliere come e a chi distribuire i propri soldi di clienti e consumatori.
Le prime 30 società tedesche quotate in borsa (parliamo di aziende come Adidas, Volkswagen o Linde) e le prime 40 società francesi dello stesso tipo (fra cui per dire Carrefour, L’Oréal, Vivendi) hanno alcuni aspetti in comune che sono stati studiati da un istituto di ricerca indipendente (Le Basic) e dall’università di Greenwich. Colossi della chimica o dell’automobile, della cosmetica o dell’industria tessile: sotto alcuni aspetti cruciali queste società hanno preso tutte la stessa direzione negli ultimi anni (con poche eccezioni).
L’affinità riguarda il modo in cui distribuiscono gli utili.
Negli ultimi 10 anni i profitti delle prime 30 società tedesche sono aumentati del 48%. Le tasse che hanno versato sono salite solo del 42%: meno (grazie a manovre cui accenniamo più sotto). Quello che è oltremodo interessante però è un’altra voce, che si è impennata: i pagamenti agli azionisti e i dividendi ai proprietari. Saliti dell’87%. Straordinario, no?
Le più grandi società d’Europa cioè stanno garantendo rendite finanziarie più alte di quanto guadagnino. A volte chiudono i bilanci in rosso, non possono pagare i fornitori, chiedono aiuti allo Stato; ma versano comunque la quota richiesta ai fondi d’investimento, alle grandi famiglie, alle banche e ai manager che detengono il loro capitale. Divertente, vero?

Gli utili vengono insomma sempre meno re-investiti nell’azienda (per innovare, migliorare le condizioni di lavoro, diminuire l’impatto ambientale). E sempre più passati subito, immediatamente, ai conti dei grandi investitori miliardari (visto che di “piccoli risparmiatori”, in questi colossi, c’è forse un’ombra).
Questo perché la Borsa fa pressione, e scontentare la Borsa è altamente sconsigliato. In Francia i numeri sono simili. In Italia, potremmo presumerli uguali (mancando di ricerche analoghe).


Questa tendenza a garantire, e remunerare ad ogni costo, i mercati finanziari, ha un’altra interessante conseguenza. Indovinate? Che i soldi agli azionisti vengono prima e valgono di più di quelli ai lavoratori.
Le Basic ha calcolato che se Carrefour dedicasse l’equivalente dell’1% dei propri dividendi a migliorare le condizioni di vita dei produttori di gamberetti da cui si rifornisce, l’1% soltanto, potrebbe assicurare un salario decente a oltre 8.700 pescatori. Ottomila e settecento persone che oggi prendono meno del salario minimo del Vietnam.
Ma non bisogna arrivare ai Tropici per sentire il sapore della disuguaglianza che sta aumentando: “Linde”, un colosso chimico fondato in Germania, paga il proprio amministratore delegato 245 volte tanto i propri impiegati in Europa e nel mondo. 245 volte tanto. Linde tra l’altro ha spostato il suo domicilio legale in Irlanda, nel 2018. E questo ci porta all’ultimo dato di questa gustosa newsletter finanziaria.
Il think tank “The European House-Ambrosetti”, non proprio la riserva comunista d’Europa, ma l’organizzatore del Forum di Cernobbio dove si riunisce il gotha dell’alta finanza, ha calcolato che l’Italia perde ogni anno 6,4 miliardi di tasse grazie al dumping fiscale, ovvero alla pratica comune di spostare la sede in Stati dove si pagano meno tasse (in Europa principalmente verso Irlanda, Olanda, Lussemburgo), oppure proprio in lontani paradisi fiscali.
Magari sfruttando delle società finanziarie “speciali” (in acronimo Spes), che si occupano solo di favorire questi spostamenti di soldi. Fra il 2005 e il 2019, hanno spiegato i ricercatori del Forum, il 75,8% degli investimenti diretti esteri nei Paesi Bassi era costituito da questi “investimenti fantasma”. In Lussemburgo il 93,9%.

Insomma: ogni volta che un cliente compra un paio di Adidas, o chiama gli amici da un numero Tim, o fa la doccia con lo shampoo Bio Garnier, o ancora, esce con il carrello della spesa da Carrefour (giusto per citare i brand più comuni), versa ben più di un euro di maggiorazione direttamente agli azionisti di questi gruppi, ai manager, e all’elusione fiscale.
Eppure nessuno si lamenta: nessuno chiede, giustamente, di poter scegliere. Scegliere come e a chi distribuire i propri soldi di cliente e consumatore.

La donazione da parte di Zona Franca all’associazione “Il viandante” , grazie alla mancata scelta sul sovrapprezzo dei propri clienti, è stata complessivamente di 1.182 euro.


Per approfondire, verificare, e confrontare i dati riportati in questa nota:

︎︎︎ “Evolution de la répartition de la valeur au sein du CAC 40” - Le Basic (2020)

︎︎︎ “The labour share and financialisation: Evidence from publicly listed firms” - University of Greenwich (2018)


At Zona Franca, the asparagus lasagna dish costs 6 euros. Out of this sum, 2 euros are used to acquire raw materials, 4 to pay the staff, the space and the utility bills. That’s all.  In the special menu presented for the project “Collettiva” – during the 2021 political campaign – the lasagna price was 7 euros. The added 1 euro value was given to the association “Il Viandante” supporting homeless people. Clients had no choice in this regard, they needed to pay the 7 euro cost that included this sum to be donated for homeless people. Some complained: they asked if they could choose to give or not the 1 euro, to choose how and to whom distribute their money.

The first 30 German companies in the stock market (such as Adidas, Wolkswagen or Linde) and the first 40 French business in the stock market (i.e. Carrefour, L’Oréal, Vivendi) have some features in common, studied by the independent research center Le Basic, in collaboration with Greenwich University.

Almost all of these industrial giants in the field of chemistry, automotive, cosmetics and textile industry, undertook the same decisions in relation to key issues to profit distribution.

In the last 10 years the profit of the 30 most important German business companies grew by 48%. The taxes they paid grew only by 42% (thanks to what will explain shortly). What’s more interesting, we can see a 39,87% growth in the salary to actionists and stockholders. Isn’t this extraordinary?

The biggest European companies are producing salaries higher than what they are earning. Sometimes their financial reports are down, they cannot pay the suppliers, they ask help from the states, but they nonetheless pay the necessary quote to investment funds, great families, banks and managers holding their capital. Isn’t it funny?

The profits are less and less re-invested in the companies themselves (in order to innovate production, enhance the working condition, decrease environmental impact) and more and more re-directed immediately towards the bank accounts of billionaire investors (we can see little trace of small investors in this area of high finance).
This happens because the stock market is creating pressure, and you don’t want to upset the stock market! In France, the numbers are similar, in Italy we can assume the same (data about this point are missing).

Such tendency to guarantee and reimburse at any cost the financial markets has an interesting consequence: stockholders’ money are more worthy than worker’s money.
Basic calculated that if  Carrefour dedicated the equivalent of the 1% of its share of profits to enhance the living conditions of the shrimp producers they are working with, this sum could assure a decent salary to over 8700 fishermen, who are today earning less than the Vietnamese minimum wage.
But we don’t have to look that far to feel how inequality is rising: Linde, a chemical giant founded in Germany, pays its CEO 245 times the equivalent sum destined to its employees in Europe and the world. Linde moved its legal quarters to Ireland in 2018. And this leads us to the last bit of information of this crispy financial newsletter.
“The European House-Ambrosetti”, the think tank responsible for  the Cernobbio forum, bringing together the world high finance elite, calculated that Italy loses every year 6,4 billions of taxes thanks to the fiscal dumping – the common practice of moving the fiscal quarters in countries where less taxes are paid (In Europe these are usually Irelands, the Netherlands, Luxembourg) or in distant fiscal paradises.

Sometimes this is done thanks to special financial companies (Spes) created with the sole purpose of making these money shifts easy.
According to the Forum researchers, between 2005 and 2019, 75,8% of investments directed in the Netherlands was made of these “ghost investments”, in Luxemburg, the percentage was 93,9%.

So basically: every time a client buys a pair of Adidas shoes, or calls his friends using Tim mobile service, or take a shawer using Bio Garnier shampoo, or buys groceries at Carrefour (only to name the most famous brands) he gives more than one euro directly to the stockholders and managers of these groups, as well as to fiscal evasion. But no one is complaining: no one is asking to choose. To choose how and to whom redistribute his money of clients and consumers.

The donation given by Zona Franca to “Il Viandante”, thanks to the clients (even if they had no opportunity to choose about the overpricing of the food), amounts to 1’182 euro.


For more information, and verification, regarding the data presented here, please consult the following references:

︎︎︎ “Evolution de la répartition de la valeur au sein du CAC 40” - Le Basic (2020)

︎︎︎ “The labour share and financialisation: Evidence from publicly listed firms” - University of Greenwich (2018)




︎  ZONA FRANCA


È un progetto transdisciplinare che contempla varie forme di produzione e ricerca nell’arte e nell’economia.
Partendo da un servizio diurno di ristorazione popolare, in modalità take away, si producono pasti basati sul recupero e l’autoproduzione dei semi antichi non inscritti nel catalogo ufficiale europeo, e, sul rispetto di regole etiche e naturali nella produzione agricola.
È uno spazio liquido, in continua trasformazione, dove i protagonisti sono proprio i semi antichi che stanno nell’interspazio tra la legalità e la trasgressione, come in una dark pool.


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It is a transdisciplinary project that observe diverse forms of production and research in art and economics fields.
Starting from a take away, meals are produced from the recovery and self-production of ancient seeds (not listed in the official European catalog), and on compliance with ethical and natural rules in agricultural production.
It is a liquid space, constantly in transformation, where the main items are the ancient seeds that lie in the grey area between legality and transgression, as in a dark pool.


︎www.zonafranca.biz



︎  OCCUPY THE KITCHEN!


Progetto di food artivism che indaga le relazioni tra cibo ed economia attraverso l’arte e l’attivismo.
È un invito alla riflessione sul ruolo del cibo oggi a scegliere il proprio cibo in maniera più consapevole e disincantata.
È emporwerment.
È socially-engaged art.
È altresì sperimentazione continua in un terreno interstiziale, grigio, melodorante,  dei sistemi alimentari, Dall’agribusiness al caporalato, dalla biopolitica alla Food security. È Food Politics.


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Food artivism project questioning the relationships among food and the economy through art and activism.
It is an invitation to reflect on the role of food today in choosing one’s food in a more conscious and disenchanted way.
It is emporwerment.
It is socially-engaged art.
It is also continuous experimentation in an interstitial, gray, smelly soil of food systems, from Agribusiness to “caporalato”, from Biopolitics to Food security.
It is Food Politics.


︎occupythekitchen.org



︎  COLLETTIVA*


Gruppo di giovani cittadini attivi che ha deciso di dare il proprio contributo per la trasformazione delle politiche pubbliche a Varese. Si sono dunque proposti nella scena politica della città, candidandosi alle elezioni 2021. Il programma politico è stato totalmente incentrato su numerose tematiche calde su un piano primariamente sociale. 


︎

Group of young active citizens who have decided to make their own contribution to the transformation of public policies in Varese. They therefore proposed themselves on the political scene of the city, running for the 2021 elections. The political program was totally focused on numerous hot topics on a primarily social level.


︎www.collettivavarese.it



︎  IL VIANDANTE


Centro Diurno rivolto a persone senza fissa dimora o persone isolate dalla società.
È un luogo di aggregazione per chi è rimasto escluso. È un luogo caldo dove i volontari accolgono chi ha bisogno, difendono e promuovono la dignità dell’uomo, con cura e tenerezza. Qui è veramente possibile un percorso di reinserimento.


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Day Center hosting homeless or people isolated from the society.
It is a meeting place for those who have been excluded. It is a warm place where volunteers welcome those in need, defend and promote the dignity of human being, with care and tenderness. Here a reintegration process is truly possible.


︎centrodiurnoilviandante.home.blog




Indigesto è
orgogliosamente indipendente
e irriverente.
Esce quando vuole,
quando è urgente farlo.



︎︎︎ I testi sono redatti da:

@aspicdipolloallaviennesenon cucina, non porta i tacchi, non ha animali domestici

@croquembouchenon ha whatsapp, non ha la patente, non ingrassa [pur mangiando molti dolci]




Indigesto is 
proudly independent
and irriverent.
It comes out when it wants,
when it is urgent.



︎︎︎ The texts are written by:

@aspicdipolloallaviennese 
she does not cook, wear heels and have pets

@croquemboucheshe does not have whatsapp, driving licence, get fat [even if she use to eat lots of sweets]